Alex Del Piero non è stato un semplice campione

    Alex Del Piero non è stato un semplice campione

    La sua storia calcistica inizia nel suo paese: è infatti il piccolo San Vendemiano la prima squadra a tesserarlo, prima di passare qualche anno dopo al Conegliano. 

    Leggenda narra che la premurosa madre avrebbe preferito che giocasse in porta, dove era meno facile farsi del male. Fortunatamente il fratello Stefano fece notare all’insistente genitore che forse stava meglio lì davanti, in attacco. 

    E per fortuna, diremmo adesso…

    All’età di sedici anni arriva la prima grande opportunità: Alex viene acquistato dal Padova, squadra all’epoca militante in serie B. Dopo il primo anno di apprendistato, con qualche sporadica presenza da subentrato, la seconda stagione è quella della consacrazione con i biancoscudati: all’esordio da titolare andrà subito in gol, come solo un predestinato riesce a fare. 

    Saranno 5 i gol a fine stagione, cominciano a volerlo tutti i club di serie A. Ma a spuntarla, manco a dirlo, è la Juventus.

    In pochi anni passa dalla serie cadetta ai massimi livelli del calcio mondiale. In pochi anni diventa “Alessandro Del Piero”.

    Esordisce in Foggia – Juve, ricordando quell’indescrivibile emozione della “prima” in bianconero: 

    “la notte prima non ho chiuso occhio. Avevo 18 anni, ero tifoso della Juventus ed ero entrato a far parte di una squadra considerata la più forte, la più titolata e la più amata. Ho dormito pochissimo. Il primo impatto è stato difficile, poi la vicinanza di compagni come Baggio e Vialli mi ha aiutato moltissimo”.

    Una settimana dopo subentra a Fabrizio “penna bianca” Ravanelli, dove dopo pochi secondi sigla la prima rete con la Vecchia Signora.

    La favola è iniziata.


    Dopo due anni da allievo, Alex prenderà il posto di Roberto Baggio, idolo italiano, campione planetario e già Pallone d’oro, che nella stagione 1995 – 96 passerà al Milan. Non proprio uno qualunque insomma…

    In poco tempo diventa il faro della squadra, comincia a segnare e segnare, in tutti modi: “alla del Piero”, di tacco, su punizione; Alex da Conegliano sembra non fermarsi più.

    Iniziano sin da subito anche le vittorie: nel 1995, anche grazie ai suoi gol e alle sue performance, riesce nel tris scudetto – Coppa Italia – supercoppa italiana.

    La stagione seguente conquista prima la Champions League in finale con l’Ajax, poi l’ Intercontinentale contro gli argentini del River Plate, per 1-0. E indovinate chi segnerà? Certo, Alex Del Piero. Decide la sfida con un gol alla scadere del match, un siluro a incrociare che si insacca nell’unico angolo visibile della porta dei Millionarios. 

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    E’ il primo, grande, personale acuto della carriera di Alex Del Piero.
 La Juventus è campione del mondo, con una sua rete decisiva.



    Entra nelle grazie dell’avvocato Agnelli, al punto che Gianni gli affibbia il soprannome di ‘Pinturicchio’, visto che le sue traiettorie sono per lui come delle pennellate. Oramai sembra che nessuno più può contrastare la forza, la grinta e la tenacia di questo ragazzo dai piedi fatati, diventato ormai guida di un intero popolo, quello bianconero, e stella del calcio mondiale.

    Seguiranno però subito dopo le prime cadute: le due finali di Champions League perse consecutivamente.


    Contro il Borussia Dortmund di Ottmar Hitzfeld, Ale firma il malinconico gol della bandiera: è un gol di una bellezza strabiliante, un colpo di tacco inventato dal nulla. Una meraviglia che però non servirà a niente. Il sogno svanirà sotto i colpi dei gialloneri tedeschi, che si imporranno 3-1 con doppietta di Karl – Heinz Riedle e un gol di Lars Ricken.

    Contro il Real Madrid l’anno successivo, sarà una partita diversa, dove la Juve perderà beffata da un gol dello slavo Predrag Mijatovic in fuorigioco. Non bastassero queste due sconfitte dolorose, arriva anche quel maledetto giorno autunnale del 1998.

    8 Novembre, stadio Friuli di Udine. A seguito di uno scontro in area il ginocchio di Alex fa crack. La diagnosi è impietosa: rottura del legamento crociato anteriore. 

    Su e giù. Successi e sconfitte. Gioie e dolori. La storia della sua vita.

    Resterà fermo tanti, troppi mesi e al suo ritorno sembra di vedere un altro giocatore. Lento, triste, appesantito: il fantasma di se stesso. In molti si disperano; rivorrebbero quel 10 imprevedibile dal guizzo geniale, che li aveva fatti innamorare follemente. 
Ma quel Del Piero ne è solo la brutta copia.

    L’anno 2000 è forse l’anno terribile. In quella stagione maledetta vede sfumare prima lo scudetto nella “piscina” del Curi di Perugia, poi l’Europeo che sembrava già vinto in finale contro la Francia, dove Alex sarà protagonista in negativo, sbagliando purtroppo anche due gol davanti a Barthez che risulteranno poi decisivi. Dopo mesi e mesi di calvario e momenti negativi, finalmente arriva la luce in fondo al tunnel.


    18 febbraio 2001, stadio San Nicola di Bari. Del Piero, reduce da giorni tristi per via della morte del padre Gino, siede malinconicamente in panchina, mentre la Juve non riesce a scardinare la difesa barese. Al minuto 18 del secondo tempo, Carlo Ancelotti lo manda in campo al posto di Kovacevic. Passano quindici minuti e il numero 10 bianconero “riaccende” la Juve e la sua carriera. 

    Doppio passo a saltare il difensore marocchino Neqrouz e scavino al portiere belga Gillet: un’autentica prodezza.

    Qui inizia ufficialmente la sua nuova vita. Da lì è tutta un’altra storia: Alex è finalmente tornato.

    L’avvocato Agnelli stravede sempre di più per il suo ‘Godot’, lo dimostra anche il curioso aneddoto che racconterà mister Marcello Lippi qualche anno dopo.

    “Un giorno per decidere chi dovesse prendere la fascia di capitano, feci un referendum nello spogliatoio. Chiesi ad ognuno dei miei ragazzi di scrivere il nome del papabile capitano bianconero. 22 schede su 25 portavano il nome di Alex. A quel punto sentii bussare alla porta, aprii ed era l’avvocato. Salutò tutti e disse: “Caro Marcello, so che stai decidendo chi sarà il prossimo capitano, voglio dirti che non ce ne sarà bisogno perché il nuovo capitano sarà Alessandro del Piero”.

    Io sorrisi, e gli risposi: “Avvocato guardi il nome che sto scrivendo alla lavagna”… Stavo scrivendo Del Piero. Alex si girò verso l’Avvocato e disse: “le prometto che guiderò questa squadra con onore fino a quando lei vorrà”. L’avvocato sorrise, e con un filo di voce gli rispose: “Figliolo, tu guiderai questa squadra per molti anni ancora… Credo che quando smetterai di farlo io non ci sarò più, ma sappi che ti guarderò sempre, mi raccomando…”

    E così sarà. Nella finale di Champions tutta italiana persa contro il Milan, negli anni in cui ha fatto la riserva alla coppia Ibra – Trezeguet, in serie B, nei due anni dei settimi posti, passando per il giorno della standing ovation del Bernabeu o dell’inaugurazione del nuovo Stadium. Nel giorno dell’addio.

    Nella buona e nella cattiva sorte.

    Alex, per la Vecchia Signora, c’è sempre stato e ci sarà sempre. Come per sempre rimarrà nei cuori dei tifosi bianconeri.