Marco Reus, il mago di cristallo

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    Un talento smisurato in un corpo fragile: il romanticismo di Marco Reus

    «Io al Bayern Monaco? Mai! Non ci sono andato prima, non capisco come possa andarci adesso a trent’anni. Non mi vedrete mai al Bayern…».

    Queste le parole di Marco Reus lo scorso anno quando per l’ennesima volta in conferenza alcuni giornalisti gli chiesero del suo possibile trasferimento al Bayern.

    Anche perché sembra scontato ormai che i più forti giocatori del BVB passino automaticamente al più ricco club della Baviera dopo qualche stagione in maglia giallonera.

    Ma lui, a differenza dei suoi ex compagni come Robert Lewandowski, Mario Gotze e Mats Hummels per citarne alcuni, non ha mai ceduto alle avances dei rivali: «Qui mi sento a casa, fino a quando il club vorrà, io rimarrò al Dortmund».

    E pensare che proprio il club a cui è tanto legato, ai tempi delle giovanili gli voltò le spalle…

     «Non è adatto per giocare a calcio ad alti livelli» disse Bert Van Marwijk, l’allenatore del Borussia Dortmund nel 2006, quando lo scartò a quindici anni ritenendolo «piccolo e esile» per ambire alla Bundesliga.

    Marco Reus è così costretto a partire dal basso, dal Rot Weiss Ahlen, club della quarta divisione tedesca. Lì l’esterno tedesco pian piano scala le gerarchie e le categorie (dalla quarta serie arriva sino alla 2.BL, la seconda serie tedesca), dando dimostrazione di tutto il suo immenso talento e attirando così su di sé le attenzioni di molti club della Bundesliga.

    E la svolta arriva nel 2009, quando il Borussia Monchengladbach piomba sul talentuoso esterno e lo acquista sborsando la modica cifra di un milione di euro: curioso come il piccolo club della Renania settentrionale, l’ RWA, dopo la cessione di Reus sia sprofondata nuovamente fino ad arrivare alla Oberliga, la quinta serie del calcio tedesco…

    Al “Borussia Park” Marco Reus diventa “il Piccolo Mago”, fa impazzire i tifosi del ‘Gladbach e soprattutto le difese avversarie.

    Otto gol il primo anno, undici il secondo, addirittura diciotto il terzo: e pensare che non era adatto per giocare ad alti livelli…

    A Dortmund nel frattempo qualcuno inizia a maledire quella scelta affrettata e l’ammirazione si mischia all’imbarazzo per aver perso un talento del genere. Così dalla Westfalia riconoscono l’errore e cercano di rimediare, intavolando una trattativa con l’MGB.

    E a conferma del detto “chi sbaglia paga”, l’errore non sarà “low cost”: al Borussia Dortmund costerà ben 18 milioni di euro riportare il “Razzo rosso” a casa nel 2012.

    In maglia giallonera Reus, nonostante più di quaranta infortuni accumulati nelle ultime otto stagioni (uno di questi gli ha fatto perdere anche il mondiale 2014, poi vinto scherzi del destino dalla Germania) ha quasi sempre raggiunto la doppia cifra, salvo la stagione 2017-18, dove prima del grave infortunio al ginocchio, in quindici partite totali giocate realizzò comunque sette gol.

    Del Borussia Dortmund il numero 11 di casa ne è diventato anche il capitano.

    In questi anni Marco ha così dimostrato, a quelli che non avevano creduto in lui, che il giudizio su un calciatore non può fermarsi all’aspetto fisico; che il talento no, non si misura in altezza.

    E che se lo si vuole, l’amore per una maglia va oltre, nonostante tutto.