Robin Friday, il più grande calciatore che non hai mai visto

    Robin Friday, il più grande truffatore del calcio


    Ne abbiamo sentite di storie, di calciatori cresciuti in condizioni difficili, in luoghi dove la sregolatezza prende il sopravvento mangiandosi infanzia e adolescenza. E ne abbiamo visti di ragazzi nati ai margini della società assicurarsi il riscatto sociale grazie al proprio talento sportivo. Robin Friday avrebbe potuto essere uno di loro, avrebbe potuto, appunto. Un personaggio più veloce del suo tempo. Niente Beatles o Jethro Tull ad accompagnarne esistenza ed aneddoti, se dovessi scegliere una colonna sonora a contestualizzare il racconto mi affiderei ai Clash e alla loro fotografia della società inglese e dei bassifondi dimenticati da quest’ultima.

    Friday nasce ad Acton, un quartiere difficile a ovest di Londra, e già da bambino dimostra uno smisurato talento per il calcio, tanto che riesce ad entrare nelle giovanili del Crystal Palace prima, del QPR e del Chelsea poi. Ma è fuori dal campo che dà, per così dire, il meglio di sè. Lascia la scuola giovanissimo e si concentra sulla “manovalanza”: lavora come stuccatore e soprattutto si dedica a furti, scippi e spaccio. A 16 anni viene arrestato per aver rubato un’autoradio e finisce dritto in riformatorio dove però gli venne presto concesso di fare ciò che gli veniva meglio, giocare a calcio.

    Divenne la star della squadra della prigione e vinse dei gettoni presenza nell’Academy del Reading.

    Per tre volte a settimana gli era concesso di uscire dal penitenziario per andarsi ad allenare con le giovanili del Reading. Dimostrò immediatamente la sua superiorità rispetto ai compagni, derisi in alternanza dai tunnel e dagli immancabili insulti di Lord Friday. Uscito di prigione riprese la vita che aveva lasciato, ricominciò a drogarsi pesantemente e a 17 anni sposò Maxine, una ragazza di colore conosciuta poco tempo prima. Proprio a causa del suo matrimonio “misto” nel 1969 fu vittima di un’aggressione.

    Con una moglie e un figlio in più ma con sempre meno soldi fu di nuovo il calcio a correre in suo soccorso, nello specifico i semi-professionisti del Walthamston Avenue che gli offrirono un contratto ed un lavoro come asfaltatore. Divenne ben presto l’idolo del Green Pond Road. Le sue giocate riempivano gli occhi e gli spettatori si guardavano senza capire bene perché un talento così puro fosse capitato da quelle parti.

    Nonostante la vita sempre più sregolata, in campo Robin Friday continuava a segnare valanghe di gol.

    Così nel 1971 l’Hayes, già colpito e affondato da una sua doppietta, lo acquistò triplicandogli l’ingaggio che passò da 10 a 30 sterline a settimana. Il primo impatto con la nuova esperienza di Friday non fu indolore, perché i vecchi vizi sapevano rinnovarsi ed alzare la posta in gioco. Un giorno Robin strafatto e ubriaco salì senza motivo sul tetto di casa, perse l’equilibrio e cadde rovinosamente da 5 metri di altezza perforandosi un gluteo. Questo comportò una convalescenza di 4 mesi, al termine della quale il mister dell’Hayes si mostrò impaziente di schierarlo al centro dell’attacco. Ed è proprio in quell’occasione, il match contro il Dagenham&Redbridge che il mito prese forma in maniera nitida. All’ingresso in campo delle squadre Friday non c’era, era comodamente seduto al bancone del pub accanto allo stadio, ubriaco fradicio ovviamente. L’allenatore andò di persona a prenderlo e lo trascinò in campo. Nonostante le penose condizioni, dopo ottanta minuti passati a ciondolare per il campo, Robin siglò il gol vittoria. Alla realizzazione fece seguito un’esultanza con dedica al suo allenatore, reo di aver interrotto la sua permanenza al pub:

    “La prossima volta vedi di non rompermi i coglioni!”

    La stagione con l’Hayes ebbe un punto di svolta quando il Church Road ospitò i professionisti del Reading militanti in fourth division, proprio il team che aveva concesso a Robin di allenarsi durante la detenzione in riformatorio. Il match terminò a reti bianche, e il replay vide prevalere il Reading con uno striminzito 1-0. E fu in occasione di quella doppia sfida che il manager del Reading Chiarlie Hurley si innamorò del formidabile centravanti dell’Hayes.

    Glielo sconsigliarono tutti. Dirigenti, collaboratori, magazzinieri e probabilmente ogni singolo abitante dell’ovest di Londra, evidentemente ben informati sullo stile di vita di quel capellone scapestrato. Ma tanto vivida era la qualità delle giocate di Friday che Hurley decise di puntarci lo stesso facendogli firmare un contratto da semi-professionista.

    Il primo giorno al Reading, Robin domandò ad un dirigente quale fosse la zona del quartiere dove poteva trovare la roba migliore…

    La nuova realtà si accorse ben presto di aver accolto un personaggio problematico. Attaccabrighe, insolente e falloso, negli allenamenti non risparmiava colpi proibiti ai compagni, tanto che il manager decise di farlo allenare con le riserve. Ma venne il giorno, la stagione del Reading stava assumendo contorni horror, 2 sole vittorie in 14 partite e una situazione di classifica non proprio tranquilla, Robin Friday from Acton venne promosso in prima squadra. Iniziò il periodo delle perle, gol fantastici e giocate da campione, ogni secondo che passava accresceva la popolarità ed il ruolo di idolo indiscusso dei tifosi del Reading.

    Lo chiamavano il sesto Beatle, perché il quinto era George Best.

    Ed è a questo punto della storia, col fenomeno sotto gli occhi che anche gli eccessi prendono una forma diversa dipingendo una nuova fisionomia del personaggio, senza addolcirne i lineamenti ma rendendoli affascinanti; E alzando gli occhi al cielo, nel buio galleggia la costellazione di errori e autolesionismi che all’improvisso appaiono quasi perdonabili per quanto sono brillanti. Noi siamo al punto in cui il disadattato appare ribelle, il drogato una rockstar, Friday un mito. E anche le bravate d’incanto si tramutano in colpi di genio assoluti, prendete appunti, ma solo se come a lui non ve ne frega nulla di niente e di nessuno.

    Sheffield United e Arsenal si interessarono a lui, ma rinunciarono spaventati dalla sua vita extracalcistica.

    Il miglior giocatore della divisione l’anno successivo fece ancora meglio, siglò ben 22 reti, tra cui uno splendido in rovesciata che lasciò di stucco avversari e persino il direttore di gara che si complimentò dicendogli che quello era stato il gol più bello che avesse mai visto… “Ah si? Dovresti venirmi a vedere più spesso” rispose lui. Al termine della stagione il Reading illuminato dai suoi colpi di classe venne promosso in 3rd Division e Robin decise di festeggiare a modo suo.

    “Era l’unico serio in tutto lo stadio. Però mi sono pentito subito di averlo baciato. Io odio i poliziotti!”

    La felicità per la promozione durò molto poco, la dirigenza del Reading decise di decurtare gli stipendi dei giocatori provocando il malcontento di tutta la squadra, incluso Friday, il quale trovò il tempo di sposarsi per la seconda volta. La cerimonia si trasformò in una mega-rissa tra invitati ubriachi, la sala da ricevimento venne distrutta e gli scalmanati ospiti rubarono buona parte dei regali di nozze, precisamente svariati kg di Marijuana. Iniziò la stagione in cui Friday sembrava un fantasma, pian piano uscì dalle grazie dei compagni e addirittura da quelle di mister Hurley che si arresse a metterlo sul mercato.

    Una volta chiese al pubblico il risultato della partita che stava giocando.

    Esordì in 2nd division contro il Fulham al cospetto del campione del mondo Bobby Moore, un’icona del football britannico. Esaltato dalla presenza del mostro sacro, Robin non ebbe modo di annoiarsi e realizzò una doppietta, non contento come dichiarazione di affetto e rispetto verso il grande campione… gli strizzò i testicoli. Nei match successivi non riuscì a mantenere le promesse dell’esordio. Andava a corrente alternata e iniziò a saltare gli allenamenti per diventare il più assiduo frequentatore dei pub gallesi. Ebbe modo però di alimentare ancora la propria leggenda il 16 aprile del 1977. Il Cardiff in lotta per non per non retrocedere sfidava il Luton Town, Friday poco ispirato venne lanciato in profondità e si scontrò con il portiere Aleksic. Fece per chiedere scusa ma l’estremo difensore rifiutò la mano. E allora Robin riconquistò il pallone, fece secco un difensore e dribblò il maleducato Aleksic mettendolo a sedere. Gol ed esultanza con la V (che in Inghilterra non significa Vittoria).

    Click! V per… vendetta.

    La stagione successiva fu quella del definitivo declino, colpito da un virus misterioso perse molti chili e saltò i primi tre mesi della stagione. Condì il suo rientro con un esplusione per aver colpito il difensore-picchiatore del Brighton Mark Lawrenson con un calcio in faccia. Fece anche di peggio, poco dopo, una volta abbandonato il campo per dirigersi verso lo spogliatoio avversario.

    Fine.
    A 25 anni, con due figli e due di divorzi e l’ennesima follia dietro l’angolo, si ritirò dal calcio. Tornò ad Acton dove riprese il suo lavoro di asfaltatore, e dove potè continuare a bere e drogarsi quanto voleva.

    Il Bradford gli offrì un contratto. Niente. I tifosi del Reading organizzarono una raccolta firme per riaccoglierlo in squadra. Niente.
    Il nuovo manager dei Royals Maurice Evans si presentò a casa sua promettendogli che se fosse tornato avrebbe raggiunto la nazionale. Niente, anzi una risposta:

    “I’m half your age but I’ve lived twice the life you have!”

    Peggio di niente. Addio.
    Si sposò per la terza volta e dopo tre anni divorziò… di nuovo. Si travestì da poliziotto e sequestrò a dei spacciatori una sostanziosa partita di droga per uso personale. Fu arrestato… di nuovo. Il 22 dicembre del 1990, a 38 anni, fu trovato nel suo appartamento di Acton. Arresto cardiaco da overdose. Morto… per la prima volta.

    Oggi viviamo nell’epoca della condivisione e dell’immediatezza mediatica. Alla fine di questa storia andremo a caccia di un video, e se oggi abbiamo trovato solo quattro foto sfocate, domani chissà. Ci speriamo. Vorremmo godere delle prodezze tanto decantate, siamo quantomeno curiosi, bramiamo di dire la nostra: Sì, era davvero così forte! O, in tutta onestà, considerarlo un sopravvalutato ingigantito dal proprio mito ribelle.

    Ma l’unica certezza è che Robin Friday era speciale, nel bene e nel male, e che tale resterà per un motivo incontrovertibile… perché Robin Friday è il più grande giocatore che non hai mai visto.